Materiali isolanti con tutte le certificazioni del caso, rese da soggetti terzi. E con almeno una percentuale composta di prodotti riciclati. L’Enea, con una nota pubblicata da poco, ha chiarito quali requisiti servono per fare in modo che il superbonus del 110% possa essere correttamente richiesto e acquisito. Un chiarimento che crea non pochi imbarazzi a tutti quei produttori che prometteranno risultati di isolamento termico incredibili con spessori minimi. Non tutti i prodotti possono dunque essere definiti isolanti, e non tutti i produttori rispetteranno dentro le regole del gioco in questa partita. Prendendo ad esempio l’isolamento termico a cappotto, va detto che non sarà il singolo prodotto isolante a consentire di rientrare o meno nei parametri del superbonus, bensì una combinazione articolata fatta di piccoli step:

  • Anzitutto si dovrà intervenire su almeno il 25% della superficie disperdente dell’edificio;
  • Successivamente bisogna verificare che la stratigrafia della parete (l’elenco dei singoli materiali nel loro spessore che compongono la parete esterna), alla quale si aggiunge lo strato di isolamento termico, consentano il miglioramento di almeno due classi energetiche (che può essere comunque raggiunto anche aggiungendo altre opere di efficientamento);
  • Bisogna poi verificare che il materiale isolante abbia tutte le certificazioni di prodotto previste dalla norma. E qui spesso insorgono i problemi. Come chiarisce l’Enea nella sua nota e come già scritto a più riprese dalle varie associazioni tecniche di riferimento, la certificazione di un prodotto isolante deve essere realizzata da un ente terzo, che ne attesti sia la certificazione CE che il suo grado di isolamento termico secondo gli standard previsti dalle norme di prodotto. Questo, che sembra un passaggio obbligato, è uno dei punti maggiormente trascurati sia in fase progettuale sia in fase esecutiva, perché si crede nella buona fede delle aziende, per scoprire poi che talvolta non è così;
  • In ultimo luogo, ma non meno importante, si dovrà avere la certificazione di rispondenza ai Cam (Criteri ambientali minimi) a testimonianza che almeno una percentuale di prodotto provenga da prodotto riciclato.

Il concatenarsi di tutti questi elementi, se conosciuto a monte e seguito in tutti i suoi passaggi con molta attenzione, guida verso un ottimo risultato di efficientamento energetico dell’edificio. Di contro si corre il grave rischio di vedersi negati (anche a distanza di alcuni anni) i vantaggi del superbonus in termini di detrazione fiscale o sconto in fattura. Con il peggior scotto di vedersi richiedere i contributi precedentemente concessi e di aver già potuto constatare con mano l’inefficienza dell’intervento di efficientamento energetico perseguito.

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